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Sottomessa al Piacere - Il Debutto #6
giorgal73
23.02.2026 |
17.001 |
4
"Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo..."
**PATRIZIA**Sono spaventata. Il cuore mi martella in gola mentre fisso quel mostro nero di silicone lucido che oscilla tra le dita affusolate di Cinzia. Impossibile che possa entrare nel mio culo già dolente. Daniela non mostra un briciolo di pietà nei suoi occhi di ghiaccio. Mi afferra con dita che lasciano impronte sulla pelle sudata e mi costringe a piegarmi a novanta gradi, le mani tremanti aggrappate alla ruota fredda e ruvida. Sento il metallo contro i palmi umidi.
Poi, con un movimento secco e brutale che mi strappa un gemito acuto, mi estrae il plug dal culo. L’aria fresca della sera mi colpisce l’apertura pulsante mentre Cinzia si avvicina, il suo respiro caldo sulla mia schiena nuda.
Il gelo della notte mi attraversa le chiappe; il plug all’improvviso mancante è un buco cieco che urla di abbandono. Cinzia non aspetta un secondo: mi spalma il gel freddo direttamente sul foro ancora palpitante, le dita prensili che mi squarciano le natiche. Poi si prende la punta del dildo tra pollice e medio e, prima ancora che io riesca a capire, me la ritrovo dentro. Il conico nero lucido sfonda e scende, scende, scende con la violenza e la regolarità di un pistone industriale.
L’urlo mi parte dal fondo della schiena, si arrampica lungo la colonna vertebrale e scoppia fuori dalla bocca. Le lacrime mi bruciano le guance all’istante. Il febbrile tremore di umiliazione e piacere mi increspa la pelle fino ai piedi, i muscoli delle cosce si contraggono come cavi di nave. Eppure non voglio, non posso fermarla.
«Noo, cazzo mi uccidi, mi fa malissimo!» Le parole escono frammentate tra i singhiozzi, la voce rotta che si incrina sulle sillabe. Il dolore mi squarcia come un fulmine nero che risale dalla base della spina dorsale fino alla nuca, facendomi tremare incontrollabilmente.
«Ti prego, risparmia il mio culo… brucia come fuoco vivo, come se mi stessi aprendo in due con una lama arroventata!»
La ruota è bagnata della saliva e dell’umore di Michela. Di lei sento ancora il calore, le risate della bestiolina Dolly che le lecca le dita tra una scena e l’altra, e un odore animalesco che mi si incolla al naso. Cinzia mi acchiappa la mascella e sussurra: «Puoi urlare, qui nessuno si scandalizza.»
Ha le labbra che grondano miseria e lussuria; la maschera nera le fa sembrare gli occhi doppi, come se mi guardasse anche col cervello e col sesso. Dentro il culo il bastone non si ferma: a ogni scatto lo sento nelle ossa. Per ogni affondo urlo, per ogni retrazione geme lei. Mi sento svanire e rinascere; ogni contrazione cancella la memoria del dolore. Resta solo la fame di essere di più, sempre di più, fino a non sentire nemmeno più le gambe, fino a vomitare tutta la paura in un unico orgasmo che non so se nasce dal culo o dalla figa.
Qualcuna – forse la padrona della cagna – mi infila la mano in mezzo alle gambe, in un gesto rapido e spietato, afferra il mio clitoride e lo strizza forte tra le unghie.
Un’altra mano, forte e callosa, mi afferra i capelli alla radice e mi spinge brutalmente la testa sulla figa di Michela, che emana un calore umido e un odore dolciastro di sudore e eccitazione.
«Fammi vedere se è più brava Dolly o te a far godere le cagne,» sibila una voce roca vicino al mio orecchio, il respiro caldo che mi solletica la pelle. «Dolly ci ha messo solo cinque minuti a farla godere fino a farle tremare le cosce. E tu quanto ci impiegherai? Ti conviene essere veloce: prima la farai venire e prima lo SPACCACULI nero che ti sta devastando il culo ti lascerà in pace.»
La testa mi viene schiacciata con forza contro la figa di Michela. Il suo odore mi travolge: una miscela di gelsomino, sudore, umori animali e un vago sentore metallico delle catene e degli anelli. Sento la lingua della cagna Dolly leccarmi la guancia, bagnandomi con saliva bollente; la spingo via digrignando i denti, poi spalanco la bocca e affondo lingua e naso nel solco aperto tra le labbra tatuate SLAVE.
È un’estasi immediata. Michela geme così forte che mi vibra tutta la faccia, il clitoride come un piccolo cuore pulsante che mi batte contro la lingua. C’è solo quello: la voce di Michela che urla, la mia lingua che s’inzuppa e il bastone nero che entra e esce dal mio culo con un ritmo ipnotico. Il dolore è una lama rossa che pulsa nel petto, ma la fame di possederla, di umiliarla ed essere umiliata insieme a lei, è più forte. Mi incastro tra le sue gambe, l’avambraccio ancora tremante aggrappato alla ruota, i muscoli delle cosce che si contraggono come corde tirate.
Michela perde ogni controllo, la sua fica pulsa e si stringe sulla mia lingua. Bevo i suoi umori, mi sporco la bocca e sento le dita di qualcuna che, da dietro, mi tiene premuta la testa, senza lasciarmi respiro. Sbatto le palpebre intrise di lacrime, ma nonostante la lingua e il bastone che mi sfonda come una trivella, trovo il modo di succhiare, spingere con forza e trovare il punto preciso che la fa urlare di piacere.
So che la gente ride, applaude, qualcuno forse si masturba, qualcuna sussurra. Dolore e umiliazione si impastano in qualcosa di nuovo e feroce. Lo SPACCACULI entra e esce crudele, sento il retto che si apre e si richiude ogni volta, ma ora è la fica il mio obiettivo: la faccio esplodere tra i denti, la invado di schiaffi con la lingua larga, la succhio e la frusto come ho sempre sognato si facesse a me durante le notti più marce.
Michela frigna, grida, si lascia andare a singhiozzi convulsi. La sua fica si strizza sulla mia lingua, esplode e mi bagna il mento, mi cola lungo il collo. È una vittoria totale: più viene, più la lingua mi si scalda, più il dolore nel culo si trasforma in piacere, in una droga che mi risucchia le ossa.
Cinzia, dietro, mi tiene ferma con mano ferrea. Il fallo profondissimo mi lacera; so che mi farà male domani, ma ora ogni fibra vuole strusciarsi sulla pelle bagnata di Michela, vuole leccare, strusciare, fondersi con questa schiava perfetta, farla ancora mia e insieme farci guardare, farci adorare dal piccolo pubblico per cui già esistiamo.
Mi si annebbia la testa, sento il sangue pulsare fuori controllo nelle vene. Il mio culo ormai è completamente dominato dal bastone, la figa rilascia spruzzi involontari a ogni colpo di SPACCACULI . Voglio urlare ma dalla gola escono solo rantoli spezzati, la faccia schiacciata tra le cosce di Michela, il naso che odora solo di lei, la lingua che le entra ovunque. Per un attimo non so più dov’è il confine tra piacere, sacrificio e pura disperazione.
Nelle orecchie solo le voci delle donne e la musica, risate siderali che fanno eco tra le mura del giardino. Qualcuno si masturba sopra una coperta turchese, qualcuna si gratta le tette sopra i vestiti. Sento il riverbero delle loro mani, delle loro fantasie che schizzano addosso a noi come pioggia metallica.
E io sono la regina e la feccia, la cucciola sfinita: la bocca che succhia il clitoride di Michela mentre lei viene e mi piscia addosso il piacere, il culo che si apre e si richiude come una bocca assetata, sempre più bagnata a ogni giro di ruota. Cinzia me lo sussurra piano, ridendo nell’oscurità: «Vedrai che dopo, senza, lo sentirai ancora meglio.»
Io non mi trattengo e vengo subito, tremo in tutto il corpo, la figa che schizza come se volesse competere con Michela. Il mondo si spacca in due: tutto si chiude in un urlo bianco che mi spacca le ossa, la testa che sbatte contro la ruota e le gambe che mi tremano tanto forte da farmi temere di crollare.
Non esisto più. Solo lingua, culo penetrato e le lacrime di piacere che si mescolano con gli umori di Michela. Ecco tutto.
Parte 6 di 9
*** NOTE ***
Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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